Oggi con l'AI un prototipo si fa in un pomeriggio, e per noi scrivere codice ha smesso di essere il collo di bottiglia tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026.
Da lì il problema principale è diventato permettere a decine di agenti AI di lavorare con più di trenta persone, tra cui più di venti ingegneri, tutte nello stesso modo e senza perdere il filo da un giorno all'altro. Per risolverlo abbiamo costruito BrightOS, lo strumento interno con cui ogni giorno facciamo girare la Bright Factory.
Il punto da cui siamo partiti
Torniamo a sei mesi fa, a una giornata qualunque di un ingegnere Symboolic. La posta si controllava ancora a mano, poi si apriva un terminale, si scriveva il prompt per un agente e si aspettava che finisse, e intanto se ne apriva un altro, e poi un altro ancora. Luca Belmonte, che in Symboolic è Head of Architecture, quella fase la racconta così.
«Ci ritrovavamo, a testa, con cinque sessioni di Claude Code e tre di Codex, su progetti completamente diversi, tutte in parallelo. Con un cambio di contesto pesantissimo, non solo per noi ma anche per le informazioni, sparse tra il computer, il cloud e il drive.»
Luca Belmonte · Head of Architecture di Symboolic
E questo non facilitava neanche i processi perché per ripartire da quello che si era fatto tre settimane prima per un cliente bisognava riaprire decine di finestre e ricostruire il contesto a memoria, un po' come rimettere in moto una macchina senza sapere dove si era fermata.
Gli agenti, intanto, scrivevano un ottimo codice. Il problema era tutto quello che ci stava intorno.
Il problema non era l'agente, ma la squadra
Chiunque può installare Claude Code o Codex, ma un agente usato da una persona e decine di agenti usati da venti persone sono due cose molto diverse.
«Claude Code è facile da scaricare, lo possono usare tutti. Ma quando hai dieci persone che ci lavorano contemporaneamente, il risultato diventa estremamente diverso da persona a persona.»
Senza uno strumento comune ognuno organizza i progetti a modo suo, con gli strumenti installati in modo diverso, le regole scritte nei singoli prompt, gli accessi copiati dove servono e le conversazioni chiuse in trascrizioni che nessun altro avrà mai il tempo o il modo di leggere. Per un prototipo può anche andare bene, per un software che deve entrare in produzione da un cliente no.
È anche la domanda che ci fanno i clienti, quasi ogni giorno: vogliono sapere come lavoriamo con gli agenti, e su questo facciamo anche consulenza, perché il punto non è usare Claude Code per una piccola demo sul proprio computer, ma riuscire a far lavorare con gli agenti un'intera squadra di ingegneri. Chi lavora nell'informatica da qualche anno questa storia l'ha già vista con i database, quando ogni team sceglieva il suo e prima o poi arrivava il momento di rimettere tutto insieme, e con gli agenti sta succedendo la stessa cosa.
E il nostro lavoro non si ferma al codice, perché c'è anche tutta la parte di comprensione del problema, raccolta dei requisiti, sviluppo, rilascio e monitoraggio del software in produzione, con i log e le metriche che dicono come viene utilizzato e dove va migliorato. Intorno c'è tutto il resto, dalla conoscenza da condividere al contesto da non perdere, e ognuno di questi passaggi ha le sue regole, i suoi accessi e le sue decisioni da conservare. Così, a un certo punto, anche la domanda è cambiata.
«La questione è come riusciamo, nel perimetro della Bright Factory, ad alzare lo standard di qualità di quello che consegniamo ai nostri clienti.»
Dall'IDE all'ADE, che cos'è BrightOS
Per anni lo strumento di uno sviluppatore è stato l'IDE, l'ambiente in cui si scrive il codice. Con gli agenti serve qualcos'altro, un ADE, cioè un Agentic Development Environment, il posto in cui si seguono e si governano tanti agenti insieme.
BrightOS è fatto di due parti.
- Il canvas è una tela infinita su cui ognuno dispone tutto il proprio lavoro, dalle sessioni degli agenti ai terminali, dai documenti alle note fino al browser, a Slack e a Linear, raggruppato per progetto o per cliente.
- La sandbox è un ambiente Linux uguale per tutti, che gira sul Mac di ciascuno, ed è dove lavorano gli agenti, con gli strumenti, le skill e le regole dell'azienda.

Le cose che BrightOS rende uguali per tutti sono cinque, in ordine di importanza.
- Gli strumenti di lavoro.
- Le skill, cioè il modo concordato di svolgere un compito, dalla carta intestata di un documento alla procedura per chiedere una revisione.
- Le convenzioni, ovvero le regole con cui si lavora con gli agenti.
- La conoscenza che il lavoro produce, fatta di conversazioni, esiti e decisioni.
- Gli agenti stessi.
L'idea, in fondo, è semplice, e cioè che quello che si stabilisce una volta valga per tutti.
E anche il nome ha un motivo preciso.
«Lavoriamo tutti i giorni su sistemi operativi nati prima del concetto di agente. Io volevo un ecosistema in cui il primo costrutto fossero gli agenti.»
Agnostico per scelta
Escono modelli nuovi quasi ogni giorno, e con loro nuovi strumenti per usarli, quindi nessuno può sapere come si lavorerà tra sei mesi. Per questo BrightOS non fissa un modo di lavorare definitivo, ma fa da perimetro in cui inserirlo di volta in volta. Un agente nuovo, una skill, un connettore o un pannello si aggiungono senza cambiare il resto, e le regole di base restano le stesse.
L'agente si sceglie a ogni sessione, e oggi può essere Claude Code o Codex. Canvas, delega, esito e ricerca funzionano allo stesso modo con entrambi, e un agente può affidare una parte del lavoro a uno dell'altro tipo. Quando arriverà un agente nuovo entrerà nella stessa officina e seguirà le stesse regole, perché il metodo resta nostro e il motore si può cambiare.

Lo usiamo per costruirlo
Una delle convinzioni su cui è nata Symboolic è che l'azienda sia il primo cliente della propria fabbrica, e che quello che proponiamo ai clienti vada usato prima su noi stessi. BrightOS ne è l'esempio più diretto.
«Noi lavoriamo in BrightOS e sviluppiamo BrightOS, contemporaneamente.»
Ogni parte si può estendere, che sia un comando, un pannello, una skill o un connettore, e possono farlo sia le persone sia gli agenti, che usano gli stessi comandi dell'app.
Quando un ingegnere trova uno strumento migliore lo propone e, se viene accettato, arriva sul banco di lavoro di tutti.
Cosa è cambiato
Oggi la giornata di Luca comincia, letteralmente, in un posto solo. La mattina apre BrightOS e trova già pronto cosa c'è da fare in giornata, tra calendario, clienti e sviluppo, insieme alle sessioni degli agenti che aspettano un suo intervento. Nella demo qui sotto è Bolt, l'assistente che ognuno di noi ha dentro BrightOS, a mettere tutto in fila nel riassunto del mattino, con le sessioni pronte, il lavoro che aspetta una revisione e l'agente fermo in attesa di un permesso.

«Sono passato da tre strumenti, con tre dashboard da tenere d'occhio, a uno solo, che mi dice quali input devo dare per far andare avanti la produzione.»
Per chi lavora in Symboolic tutto questo vuol dire avere gli stessi strumenti e le stesse regole chiunque apra la sessione, un lavoro che non si interrompe da un giorno all'altro e più agenti da seguire in parallelo, ognuno con il suo stato e il suo esito.
Cosa cambia per chi ci affida un progetto
Tutto questo succede dentro l'officina, ma serve a chi sta fuori, anzi, soprattutto a chi sta fuori. Una delle convinzioni che abbiamo scritto sul nostro sito è che il contesto è tutto, perché un agente lavora bene solo se conosce a fondo il progetto, e BrightOS è il posto in cui quel contesto resta, invece di disperdersi tra portatili e chat.
Per chi lavora con noi, quindi, gli stessi standard valgono su ogni progetto, le credenziali dei clienti non entrano nella sandbox in cui lavorano gli agenti e ogni modifica e ogni decisione hanno una conversazione e un esito scritto a cui risalire. E il lavoro può andare avanti anche fuori orario, per riprendere la mattina dal punto in cui era rimasto.
